Il sonno che non ti aspetti: come abbiamo affrontato le notti (senza provare ad aggiustarle)
Una notte in Sicilia con Samuel di due mesi e mezzo che non smette di piangere, una mamma che prima non dormiva senza silenzio assoluto, quello che abbiamo imparato su come funziona il sonno dei bambini, i falsi miti e i metodi che abbiamo scelto di non seguire.
Racconta Jacopo. Sicilia, sagra del pistacchio di Bronte, le due di notte. Nella camera che abbiamo affittato rimbombano urla che non finiscono più. Per fortuna Antonio e Vale, i nostri amici in viaggio con noi, non sono ancora rientrati. Si prospetta una notte lunghissima.
Samuel ha due mesi e mezzo e non riesce a dormire in nessun modo. Rossella è esausta e non ce la fa più a stargli vicino. Io sono in piedi, al buio, con mio figlio che piange disperato, e una voce dentro di me dice: "Basta, sei stanco, non hai più forze."
Poi guardo Samuel. Lo metto nel marsupio, contro il mio petto, e iniziamo a camminare avanti e indietro per la stanza. Il suo corpo caldo contro il mio, il suo respiro che piano piano rallenta. Dopo mezz'ora si calma, va dalla mamma per la poppata e si addormentano tutti e due.
Quella notte ho capito che non era vero che non avevo più forze. Era la mia testa che cercava una via di fuga, e il mio corpo poteva ancora dare. E sentire il calore di mio figlio contro il petto, sapendo che un giorno non lo sentirò più perché sarà grande e farà la sua vita, valeva più di qualsiasi ora di sonno.
La domanda sbagliata
C'è una domanda che ci fanno di continuo, in ogni occasione e da chiunque: "Ma la notte dormite?"
E ogni volta facciamo fatica a rispondere, perché la risposta onesta è "dipende". Soprattutto, ci sembra la domanda sbagliata. Quella giusta sarebbe: "Come state affrontando le notti?"
Perché la differenza vera la fa l'atteggiamento con cui vivi un momento che ti accompagnerà per un paio d'anni, e anche più. Lo vivi con ansia, frustrazione e la sensazione di non farcela, oppure con pazienza e la consapevolezza che è una fase? Questo cambia tutto.
La Rossella di prima
Racconta Rossella. Devo fare una confessione: prima di Samuel ero una persona impossibile con il sonno. Se le luci non erano completamente spente non dormivo. Se c'era il minimo rumore non dormivo. Una volta, in piena notte e durante una tempesta, ho fatto salire Jacopo sul tetto per togliere un filo staccato che sbatteva contro l'antenna.
Jacopo: E non c'era verso di farle capire che faceva freddo, pioveva ed era pericoloso.
Io non riuscivo a dormire, e basta. E la mattina, se non avevo dormito bene, erano guai: irritabile, poco collaborativa, intrattabile.
Poi è nato Samuel, e quella persona non esiste più. Anche se dormo poco sono sorridente. Anche se mi sveglio cinque volte recupero le forze con molte meno ore di prima. Anche dopo una notte dura, la mattina sono presente e serena.
Come è possibile? Non lo so. Forse sono gli ormoni, forse l'amore, forse l'istinto. O forse ho capito che il corpo si adatta, se ascolto lui e non la voce che mi dice "se non dormi domani non ce la fai". E soprattutto, se io e Jacopo ci sosteniamo e cerchiamo insieme la soluzione migliore per nostro figlio, tutto diventa sopportabile. Facile no, ma sopportabile. Questa è stata la chiave.
Quella notte in Sicilia
Racconta Jacopo. Eravamo alla sagra con Antonio e Vale. Una giornata intensa in cui abbiamo mangiato di tutto, e Rossella ci ha dato dentro: pistacchio ovunque, gelato, pasta, dolci. Samuel partecipava a modo suo, guardando tutto dal marsupio e facendo i pisolini nel passeggino. Ma la sera ne abbiamo viste di tutti i colori. Già prima di dormire ci eravamo accorti che la cacca non era come al solito, forse per tutto quel pistacchio e quel cibo che Rossella aveva mangiato. E di notte è arrivato il difficile.
Sapevo che quando non riesce a dormire ama stare nel marsupio, a contatto con me, abbracciato. E così è andata.
La sera cerco di non esagerare con il cibo e non bevo alcolici. Di solito non bevo, ma in compagnia una birretta ci scappa. Evito, perché so che di notte possono capitare momenti così e voglio essere lucido. Qualcuno dirà: "E allora con un bimbo non puoi fare proprio niente." Per me rinunciare a una birra è niente. Di quella giornata con i miei amici non ricordo la birra che non ho bevuto. Ricordo il calore di mio figlio contro il mio corpo.
Le altre notti difficili
Racconta Rossella. Ce ne sono state tante altre, e fin qui le abbiamo affrontate tutte in modo positivo. Le più dure sono state quelle in cui era malato, per un vaccino o un virus. Ci alzavamo a misurare la febbre, controllare se era sudato, cambiarlo, asciugarlo, farlo riaddormentare. La mattina la stanchezza si sentiva.
La soluzione era semplice: la sera dopo andavamo a letto prima, o ci alternavamo con i pisolini per recuperare. Anche i nonni ci hanno aiutati tanto, nei limiti dei loro impegni.
Non abbiamo mai pensato "non ce la facciamo". Abbiamo sempre pensato "come possiamo affrontare questa fase?". Quella differenza di mentalità ha cambiato tutto.
Capire il sonno, invece di risolverlo
Per affrontare bene un problema bisogna conoscerlo a fondo. Il sonno dei bambini ce l'ha fatto capire Pronti, si cresce! di Davide Michienzi, osteopata. Capire, e non "risolvere": il sonno dei bambini va capito e accompagnato. Queste sono le cose che ci sono rimaste, con parole nostre.
I risvegli sono normali. Nei primi mesi il sonno dei neonati è molto frammentato, perché il cervello è ancora immaturo. I piccoli risvegli sono un meccanismo antico, di sopravvivenza. Il genitore deve sapere cosa sta succedendo per intervenire con calma: davanti a un pianto improvviso il bambino ha bisogno della nostra tranquillità per regolare la sua. La calma del genitore conta più di qualsiasi tecnica.
Ogni bambino è diverso, già dalla pancia. Anche la gravidanza può influire: più stress, più probabilità di un sonno meno stabile; più serenità, più predisposizione alla calma. Non è colpa di nessuno. Non esistono bambini bravi e bambini cattivi, esistono bambini diversi con storie diverse. E confrontarsi con gli altri genitori serve solo a sentirsi inadeguati.
Cosa succede, mese per mese. Le indicazioni sono medie, e ogni bambino fa a modo suo. - Da 0 a 2 mesi: i neonati dormono 14-18 ore al giorno, ma sparse, con cicli di 45-60 minuti e tanti risvegli. - Da 2 a 4 mesi: cominciano a maturare i ritmi del giorno e della notte, il corpo produce più melatonina e le dormite si allungano un po'. - Da 4 a 8 mesi: in media 12-16 ore al giorno, con un pisolino al mattino, uno al pomeriggio e spesso uno breve verso sera. Diventano più sensibili ai cambiamenti e a volte si "disturbano" da soli di notte, perché scoprono di avere un corpo, una voce e un mondo da esplorare. - Tra i 6 e gli 8 mesi: arrivano risvegli più forti legati alla maturazione del cervello, e il sonno può risentire di dentini, crescita, stimoli, cambiamenti in famiglia e inizio dello svezzamento. - Da 8 a 12 mesi: è spesso la fase più impegnativa, tra ansia da separazione, bisogno di contatto, pisolini che cambiano e nuove abilità motorie che scombinano tutto. È qui che quasi tutti i genitori vacillano. Noi l'abbiamo vissuta, eccome.
Il sonno sicuro. Le linee guida dicono di mettere il neonato a dormire a pancia in su, nel suo lettino, senza cuscini, paracolpi, coperte morbide o pupazzi, e di non farlo dormire incastrato tra i genitori nel lettone, perché nel sonno profondo gli adulti si muovono senza accorgersene. Sono regole importanti e vanno seguite. È normale anche che alcuni bambini all'inizio facciano fatica nel lettino perché si sentono troppo "larghi" ed esposti: è un passaggio graduale per tutti.
La forma della testa. Le ossa del cranio dei neonati sono molto morbide, e stare sempre nella stessa posizione può appiattire un lato della testa. Durante la veglia conviene cambiare spesso posizione. Non serve girargli la testa ogni quarto d'ora, ma è utile notare se ha sempre una preferenza per un lato. Samuel girava la testa sempre dalla stessa parte. Abbiamo fatto una visita da un buon ortopedico a Napoli e abbiamo scoperto che aveva il lato sinistro del collo un po' infiammato, probabilmente per lo sforzo del parto. Con piccoli massaggi e movimenti è migliorato tantissimo. Ottanta euro spesi bene, che avrebbero potuto diventare molti di più se avessimo lasciato perdere.
Qualche accorgimento pratico. - Abbassare le luci mezz'ora prima della nanna. - Una stanza fresca, intorno ai 18-20 gradi. - Niente giochi troppo eccitanti dopo cena. - Una routine breve e prevedibile. - Non farlo addormentare sempre nello stesso identico modo. - Lasciargli qualche minuto per provare ad addormentarsi da solo, senza intervenire subito. - Osservarlo, perché ogni bambino ha i suoi segnali di sonno.
Nessuno può giudicare come gestisci il sonno di tuo figlio. Solo voi conoscete il vostro bambino, la vostra famiglia e il vostro clima. Informarsi aiuta a prevenire le difficoltà, ma non garantisce notti perfette. Ti risparmia ansia, sensi di colpa e stress inutili, e ti fa attraversare le fasi difficili più lucido.
I falsi miti che ci siamo sentiti dire
"Lascialo piangere, così si abitua." Secondo noi è il più tossico. Il bambino smette di piangere quando capisce che non arriva nessuno, e questo è arrendersi. È un silenzio che nasce dalla frustrazione, e insegna che i suoi bisogni non vengono ascoltati.
"Se piange di notte è perché l'hai viziato." Un neonato non si può viziare. Piange perché ha fame, freddo, paura, bisogno di contatto, perché il suo sistema nervoso si sta sviluppando. Rispondere ai suoi bisogni significa essere presenti.
"Se non dorme, ha qualcosa di grave." Nella maggior parte dei casi, no: svegliarsi tante volte nei primi mesi è normale. Se però ci sono febbre, vomito, rifiuto del cibo o qualcosa che vi preoccupa, chiamate il pediatra.
"Di notte non prenderlo in braccio, sennò non scende più." I bambini non sfruttano i genitori. Il contatto è il modo più veloce per calmare il loro sistema nervoso. Samuel da piccolo lo prendevamo in braccio ogni volta che piangeva, e oggi dorme sereno.
"Dagli l'acqua zuccherata, si calma." No. Non c'è nessuna ragione per dare zucchero a un neonato per farlo calmare.
"Mettilo a letto più tardi, così crolla." Sembra logico, ma un bambino troppo stanco è più agitato, non più addormentato. Meglio cogliere il momento giusto senza farlo arrivare al limite. Per noi l'obiettivo era anche abituarlo a dormire un po' ovunque, al ristorante, in viaggio, a cena da amici. Ci siamo riusciti abbastanza bene, anche se qualche sera, quando era nervoso, siamo tornati a casa prima. Il sonno non si comanda, ma si può capire.
"Buio totale, così dorme di più." Il buio completo può spaventarlo, e abituarlo a dormire solo così. Rossella ne sa qualcosa: quando viaggiava con le amiche, abituata fin da piccola a buio totale e silenzio assoluto, faceva una fatica enorme.
"Se piange vuole comandarti." I bambini non manipolano, comunicano, e il pianto è l'unico linguaggio che hanno. Cercano sicurezza, non potere.
"Per farlo dormire la notte, togligli i pisolini." Stavamo per farlo anche noi, perché volevamo che Samuel andasse a letto prima. Alla fine abbiamo aspettato e si è regolato da solo. Prima faceva il pisolino del mattino e quello del pomeriggio, poi quello del mattino è sparito, e piano piano ha iniziato ad andare a dormire sempre più presto. Adesso è lui a farci capire quando vuole andare a nanna, indicando la camera da letto.
"Dagli il latte di notte, così si riaddormenta subito." Questo l'abbiamo fatto anche noi. Allattandolo di notte Samuel si è abituato al latte per riaddormentarsi, ed è un'abitudine difficile da togliere. Però lo tiene molto calmo. Il prezzo lo paga la mamma, che fa più fatica, quindi dipende molto da lei. Non è giusto né sbagliato: è la nostra scelta, e ogni famiglia deve trovare la sua.
I metodi che abbiamo scelto di non seguire
Ce l'hanno consigliato più di una volta, girandoci video e post: il sonno programmato. A letto alle 19 in punto, qualunque cosa succeda. Orari dei pisolini, finestre di veglia, intervalli calcolati. E se non ti allinei al minuto, stai sbagliando tutto.
Oggi gira di tutto: il metodo della sedia, il prendi e posa, i pianti a intervalli, il distacco graduale, le routine a griglia. Come se ci fosse un algoritmo che ti dice a che ora deve dormire tuo figlio, come deve addormentarsi e quante ore deve accumulare.
Noi non li abbiamo mai seguiti, e non per fare i ribelli. Non ci sembravano naturali. Non ci piace l'idea di forzare un ritmo, né che Samuel debba "imparare" a dormire come in un corso accelerato, con pianti programmati e interventi cronometrati. Il sonno è una cosa delicata, biologica ed emotiva, legata alla relazione con i genitori. Per noi la notte deve essere un luogo sicuro.
C'è anche un lato pratico. Questi metodi funzionano bene con bambini dal temperamento facile e in famiglie con una vita molto regolare. Nella vita reale ci sono le coliche, i dentini, i salti di crescita, un viaggio, un raffreddore, il caldo, l'ansia da separazione. Basta poco e tutto quello che hai programmato salta, e ti ritrovi con un bambino che piange e la convinzione di aver sbagliato qualcosa. Quando in realtà non hai sbagliato niente.
Non siamo contro nessuno. Siamo a favore della semplicità e dell'ascolto. Un bambino va capito, e ogni bambino ha i suoi tempi. È più difficile e meno ordinato. Per noi è anche più umano.
Cosa ha funzionato per noi
Nessun metodo, nessun programma. Piccole cose.
Un proiettore di stelle e luna, con luci e una musica rilassante. Più che per farlo dormire, ci serviva per stare insieme a lui. Mentre guardava le stelle giocavamo a fare le ombre con le mani e vedevamo le sue espressioni cambiare mese dopo mese, finché ha cominciato a partecipare. Un gioco nato da noi, che adesso porta avanti lui.
Una culla affiancata al letto (la nostra era una Next2Me). Comodissima per prenderlo quando si svegliava di notte, e a noi piaceva averlo vicino. Se vizia qualcuno, vizia noi. Poi siamo passati a una culla classica che ci hanno regalato.
Il marsupio. Quando proprio non riesce a dormire, Samuel ama stare nel marsupio a contatto con uno di noi due. E noi camminiamo avanti e indietro finché si calma.
Il bagnetto caldo. Non abbiamo una routine serale rigida, ma il bagnetto prima di dormire non manca quasi mai. Gliel'abbiamo fatto nei posti più impensabili: in un lavandino, in un bidet, nel lavandino largo di un ristorante, in una bacinella dentro una doccia in Vietnam o in Thailandia. Diventava un gioco, perché a lui non importava dove fosse. Gli importava stare con noi. E quel bagnetto lo aiutava a rilassarsi e ad affrontare la notte con più calma.
Oggi, e in viaggio
Quando abbiamo scritto queste pagine Samuel aveva quindici mesi e dormiva a seconda del periodo. La settimana prima aveva fatto un vaccino e le notti erano state difficili. Dormiva nella sua culla, ma la mattina lo trovavamo nel lettone: non sappiamo come ci arrivasse, ma ci arrivava, e noi eravamo felici di averlo lì. Si svegliava ancora per la poppata notturna, e andava bene così. Problemi di digestione, dentini, raffreddori: ormai sappiamo come affrontarli, con calma, presenza e sostegno reciproco.
In viaggio il sonno non è mai stato un problema, tranne in Cina negli ultimi giorni, quando Samuel ha avuto la febbre. Anche lì l'abbiamo gestita bene. In viaggio i bambini arrivano a sera davvero stanchi, e stando sempre con i genitori sono sereni. Affrontano la giornata, e soprattutto la notte, con grande tranquillità.
Racconta Jacopo. Ci sono stati anche momenti disperati, notti in cui pensavamo di non farcela più. La forza in due ci ha tenuti in piedi. Quando Rossella era a pezzi prendevo io Samuel, quando ero stanco io si alzava lei, e nelle notti più dure ci siamo sostenuti con un abbraccio, una parola, un sorriso. La genitorialità si fa insieme.
Una conversazione sul Monte Epomeo
Racconta Rossella. Questa storia con il sonno c'entra poco, ma c'entra molto con il senso di essere genitori. Eravamo a Ischia, al ristorante sul Monte Epomeo, la cima più alta dell'isola. Accanto a noi c'era una coppia romana. La ragazza guardava Samuel con gli occhi innamorati, e poi guardava il compagno, come per dirgli "guarda che bello". Si capisce subito quando una donna desidera un bambino.
Abbiamo iniziato a chiacchierare. Lei aveva tanta voglia di figli, anche se stavano insieme solo da due anni. Lui era concentrato sul lavoro e sul futuro, e di figli non sembrava proprio interessato. A un certo punto, mentre il pranzo non andava benissimo perché Samuel voleva girare e giocare, lui ha guardato Jacopo e gli ha detto: "Una volta un vecchio mi ha detto che fare figli è inutile, perché non ti saranno mai grati per quello che fai. Quindi probabilmente non ne farò mai."
È calato un silenzio pesantissimo. Jacopo aveva Samuel nel marsupio, che lo guardava sorridendo. La ragazza ha abbassato lo sguardo.
Racconta Jacopo. Lì per lì non sapevo cosa rispondere. Poi gli ho detto più o meno così: "Se oggi sei qui è perché tuo padre, in un modo o nell'altro, ha deciso di metterti al mondo. Magari per caso, magari no. Non so che padre sia stato e non mi interessa, ognuno ha la sua storia. Io ho deciso di mettere al mondo lui e di fare tutti i sacrifici che servono, di non pensare solo alla mia vita. Ma questo non vuol dire che un giorno lui me li debba ripagare. Lo hanno fatto miliardi di persone prima di noi, ed è il motivo per cui oggi siamo qui a parlarne. Se tutti la pensassero come te, e per anni l'ho pensata così anch'io, a cosa servirebbe tutto quello che abbiamo costruito? Il suo futuro dipenderà anche da quello che gli insegnerò e dall'esempio che gli darò, ma non mi dovrà essere riconoscente per sempre. La mia filosofia è che lui sia felice. Al resto, per me, ci penso io. I figli non nascono per ricambiare i nostri favori. Se un giorno lo faranno, sarà perché se lo sentono."
Racconta Rossella. Questo ha detto Jacopo a quel ragazzo, seduto lì con il suo casco da motociclista e un bicchiere di rucolino. Ed è la nostra filosofia, sul sonno, sui sacrifici e sulla genitorialità. Un figlio non ci deve niente, e per noi è una delle cose che danno più senso alla vita.
Se state attraversando notti difficili
Racconta Jacopo. Se dovessi descrivere le notti dei primi mesi con una frase, direi: da quando è nato Samuel non ho ancora capito bene cosa sia successo. Non so come abbiamo affrontato tutte quelle notti, come Rossella sia diventata un'altra persona, dove io abbia trovato forze che non sapevo di avere. So che il calore di mio figlio contro il petto vale più di qualsiasi ora di sonno. Che vedere Rossella allattarlo di notte e riaddormentarsi con lui è una delle cose più belle che abbia mai visto. E che fare del nostro meglio, anche se non è perfetto, basta.
A chi sta attraversando notti difficili: non siete soli e non state sbagliando. State facendo quello che milioni di genitori hanno fatto prima di voi. È una fase, e passerà. Un giorno vi guarderete indietro e direte: "Non so come abbiamo fatto, ma ce l'abbiamo fatta." E sorriderete.
Come state affrontando le vostre notti? Raccontatecelo nel gruppo dei Sognatori.
Questo è il racconto della nostra esperienza. Per il sonno sicuro segui sempre le indicazioni del tuo pediatra.