Svezzamento senza paura: il mango di Bangkok e la nostra storia di autosvezzamento
Avevamo deciso di iniziare lo svezzamento al rientro dal viaggio. Poi, in un mercato di Bangkok, Samuel ha afferrato un pezzo di mango e ha deciso lui. I primi dieci giorni di caos, la paura del soffocamento, le manovre di disostruzione e perché abbiamo scelto l'autosvezzamento.
Bangkok, il Siam Market, il nostro posto preferito. Profumo di pad thai e di frutta tropicale, voci in una lingua che non capiamo ma che suona come musica. Samuel ha sei mesi ed è seduto sulle gambe di Rossella. Noi mangiamo e lui guarda tutto con un'intensità incredibile: il cibo, le nostre mani, la nostra bocca.
A un certo punto si allunga, afferra un pezzo di mango dal piatto e se lo porta alla bocca. Lo fa con un'intenzione chiarissima.
In quel momento abbiamo capito che aveva deciso lui per noi.
Attorno allo svezzamento ci sono mille opinioni, e non vogliamo dirvi quale sia il metodo giusto. Vi raccontiamo la nostra esperienza e quello che abbiamo imparato leggendo e informandoci, superando paure che erano più nostre che di Samuel. Più conosci una cosa, meno fa paura.
Il viaggio in Thailandia e Vietnam
È stato il nostro primo viaggio intercontinentale con Samuel, e il più impegnativo della nostra vita. Per noi, non per lui. Prima ancora di fare le valigie abbiamo dovuto resistere a genitori, parenti e amici che ripetevano ogni giorno: "È pericoloso." "Siete matti, con un bimbo così piccolo!" "Non partite, non è il momento." Se li avessimo ascoltati ci saremmo persi una delle esperienze più importanti della nostra vita da genitori.
Noi eravamo tranquilli: avevamo un piano chiaro e studiato. L'unica cosa che ci agitava un po' era il cibo. Samuel mostrava tutti i segnali per iniziare lo svezzamento:
- stava seduto da solo, con un buon controllo del busto;
- mostrava interesse per il cibo;
- portava gli oggetti alla bocca con precisione.
Non sapendo come organizzarci in viaggio, avevamo deciso di cominciare al rientro. Tanto con il latte cresceva benissimo. Poi è arrivato il mango.
Nel libro Lo svezzamento è vostro!, la pediatra Carla Tomasini insiste su un'idea che ci ha accompagnati: a dire quando è il momento è il bambino, più del calendario, e quando è pronto te lo fa capire. Samuel ce lo stava dicendo chiaramente. Lui ha scelto, noi abbiamo ascoltato. Abbiamo iniziato piano, con frutta morbida e sempre in sicurezza. Non eravamo impreparati: avevamo studiato, letto, e ci eravamo formati.
I primi dieci giorni: toccare, schiacciare, spargere
Al rientro abbiamo cominciato davvero, e nei primi dieci giorni è successo quello che capita a quasi tutti i bambini che iniziano così: non mangiava. Toccava, schiacciava, spargeva ovunque. Portava il cibo alla bocca e poi niente, forse una briciola.
E noi tranquilli, perché sapevamo due cose. Il latte gli dava tutto quello che gli serviva. E in quella fase il cibo è scoperta, più che nutrimento: fino all'anno la base resta il latte, e il cibo solido è esperienza e autonomia.
Se un genitore non lo sa, rischia di mollare dopo due giorni: "Non mangia niente, non funziona!" Sapere cosa aspettarsi cambia tutto.
La paura più grande: e se si soffoca?
È la paura di tutti, ed è normale. Qui vogliamo essere sinceri: imboccare con un cucchiaino spinto troppo in fondo può essere più rischioso che lasciare il bambino sperimentare da solo, con cibi tagliati nel modo giusto. Quando imbocchi tu, il cibo può arrivare oltre i suoi meccanismi di protezione. Quando se lo porta alla bocca da solo, il bambino si ferma, gestisce il ritmo e attiva il riflesso del vomito (il gag reflex), che fa impressione ma è un meccanismo di protezione.
Ed è qui che entra in gioco la cosa che secondo noi nessuno dice abbastanza: le manovre di disostruzione pediatrica.
Servono a tutti, comunque si scelga di svezzare, perché la vita ha i suoi rischi. Quando le conosci bene succedono tre cose:
- non vai nel panico al primo colpo di tosse, perché sai distinguere un conato (brutto da vedere ma normale) da un'ostruzione vera;
- sai cosa fare, invece di restare paralizzato;
- vivi i pasti con serenità, perché sei preparato nel caso in cui succeda qualcosa.
Le manovre sono più semplici di quanto si pensi. Nel lattante si alternano colpi tra le scapole, con il bambino a pancia in giù sull'avambraccio e la testa più in basso del corpo, e compressioni sul torace. Dopo l'anno si usa la manovra di Heimlich. Non serve diventare medici, ma vanno imparate con un corso pratico, tenuto da personale qualificato, perché leggerle non basta. Noi le abbiamo imparate prima ancora di cominciare, e ci hanno dato una sicurezza enorme.
Il disordine
Poi c'è un aspetto meno tecnico e molto umano: il disordine. Autosvezzamento vuol dire pavimenti appiccicosi, cibo ovunque, vestiti da cambiare, seggioloni trasformati in opere d'arte astratta.
Crediamo che molti genitori evitino l'autosvezzamento più per il caos che per il rischio, ed è comprensibile. Ma se riesci a superare quel bisogno di ordine e perfezione succede una cosa bella: il disordine diventa un linguaggio. Un esercizio per i sensi, una palestra di autonomia. Il cibo finisce a terra, e intanto restano le risate, gli sguardi, le conquiste.
La parola a Rossella: masticare per parlare
Racconta Rossella. Da logopedista aggiungo una cosa importante: la masticazione allena il linguaggio. Quando un bambino mastica, lavorano insieme la lingua, le guance, il palato e le labbra, gli stessi muscoli che un giorno useranno per pronunciare parole chiare e sicure. Più consistenze diverse sperimenta, più questi muscoli si rafforzano. Per me l'autosvezzamento aveva quindi un doppio senso: autonomia, e preparazione al linguaggio. (Ne parlo più a fondo nell'articolo sull'autosvezzamento della rubrica Parole in crescita.)
Noi offriamo, lui decide
Il titolo del libro ci ha liberati da subito: lo svezzamento è vostro. Della famiglia, prima che delle tabelle o dei consigli di chiunque altro. Tre idee in particolare ci hanno cambiato l'approccio.
Ascoltare il bambino. Un bambino sa quando ha fame e quando è sazio. Non va forzato a finire il piatto, convinto a mangiare un boccone in più, premiato se mangia o punito se rifiuta. Abbiamo smesso di chiederci "avrà mangiato abbastanza?" e abbiamo cominciato a chiederci "gli stiamo offrendo varietà e libertà?".
I ruoli. Noi decidiamo cosa offrire, quando e dove. Lui decide se mangiare e quanto. Noi prepariamo cibo sicuro, creiamo l'ambiente, offriamo varietà. Così il pasto torna a essere vita di famiglia, senza esami e senza pressione: un bambino che esplora e due genitori che guardano.
Fidarsi. Ci fidiamo di Samuel per tutto: per respirare, per dormire, per crescere. Sul cibo invece c'era quella voglia di controllare e di vederlo mangiare. Abbiamo capito che, se gli diamo gli strumenti giusti e le condizioni giuste, ce la fa. Vale per il cibo, e vale per tutto.
Perché l'autosvezzamento, per noi
Abbiamo scelto l'autosvezzamento senza estremismi, senza rigidità e senza tabelle, per tre motivi:
- per filosofia: vogliamo crescere un bambino che ascolta il suo corpo, e non uno che finisce il piatto per farci contenti;
- per praticità: mangiamo tutti insieme e la stessa cosa, senza doppie preparazioni;
- per la logopedia, per quello che spiega Rossella sulla masticazione.
Abbiamo lasciato da parte lo svezzamento classico a grammature, gli approcci rigidi e la cultura del "devi finire tutto". Per noi il pasto è relazione, non un compito.
L'autosvezzamento mette alla prova soprattutto i genitori, perché devi mollare il controllo e fidarti. Oggi, guardando Samuel mangiare sicuro, autonomo e curioso, abbiamo capito che quel disordine fuori era ordine dentro di lui. E in fondo l'autosvezzamento è questo: guardare tuo figlio e dirgli "mi fido di te, puoi farcela".
Come state vivendo lo svezzamento? Raccontatecelo nel gruppo dei Sognatori.
Questo è il racconto della nostra esperienza. Prima di iniziare lo svezzamento confrontati con il tuo pediatra, e impara le manovre di disostruzione con un corso pratico.
Le guide di questi viaggi
I libri di cui parliamo
- Lo svezzamento è vostro!, Carla Tomasini (Pediatra Carla)